Pubblicato il rapporto sul “Costo della fornitura di energia elettrica pagato dalle imprese in Provincia di Viterbo”. Il Rapporto contiene una analisi del fabbisogno energetico delle piccole e medie imprese, che osserva il grado di sviluppo e di diffusione raggiunto dal mercato libero e offre una quantificazione dei costi dell’energia elettrica pagati dalle imprese e dei risparmi attivabili attraverso la negoziazione del prezzo dell’energia.
L’indagine è stata condotta su un campione di micro piccole e medie imprese, con un numero di addetti compreso tra 3 e 250, attive in cinque settori rappresentativi del tessuto economico provinciale: Agricoltura (14% delle unità), Alimentare (25%), Minerali non metalliferi/Materiali per costruzione (11%), Commercio e riparazione di autoveicoli (36%), Alloggio e ristorazione (14%).
Nel complesso l’indagine ha permesso di far luce sulle modalità di consumo di energia elettrica di un campione di quasi 80 imprese, per un consumo dichiarato di circa 20 milioni di chilowattora l’anno (kWh/anno).
L’analisi dei dati ha permesso di isolare i “profili tipo” di consumatore non domestico più diffusi sulla piazza di Viterbo.
Il consumatore non energivoro è un’impresa con un volume di consumo inferiore a 300 MWh/anno, allacciata prevalentemente in BT con una potenza massima impegnata di 20 kW ed un fattore di carico pari al 13%. Si tratta della quota più significativa del campione (84%), nella quale rientrano, sotto il profilo del numero degli addetti, soprattutto micro (52%) e piccole imprese (44%). Il segmento di mercato dei consumatori non energivori è a tal punto rappresentato da richiedere una disaggregazione in tre sub-profili:
Micro consumatore (fino a 50 MWh/anno): in questo intervallo rientrano soprattutto le imprese di micro dimensioni in termini di addetti impiegati con consumi contenuti, in alcuni casi assimilabili al profilo di una generica utenza domestica. Con 53 unità ed il 67% di rappresentatività, si tratta della classe più diffusa sulla Piazza di Viterbo;
Mini consumatore (da 50 a 100 MWh/anno), classe caratterizzata dalla presenza di micro ma soprattutto di piccole imprese con processi produttivi a bassa intensità elettrica: ne fanno parte 6 imprese, pari all’8% del campione;
Piccolo consumatore (da 100 a 300 MWh/anno), che tipicamente comprende tra le proprie fila la piccola industria: la categoria è rappresentata da 7 unità (9%).
Tra i consumatori energivori si distinguono i seguenti profili:
L’indagine mette in evidenza un costo medio del chilowattora che si riduce all’aumentare dei consumi: si passa dai circa 27 centesimi di euro/kWh pagati dai micro consumatori ai 19.5 centesimi per i mini consumatori sino ai 18.5 dei piccoli consumatori.
Oltre la soglia di consumo che delimita i consumatori non energivori (300 MWh/anno), il costo del kWh scende a 17.3 centesimi di euro pagati dai medi consumatori per arrivare ai 14.2 dei grandi consumatori. La contrazione del costo unitario dell’energia all’aumentare dei consumi è spiegata dalla possibilità di ridurre l’incidenza dei costi fissi di distribuzione e dalla struttura regressiva delle imposte.
Quella viterbese si conferma come una realtà evoluta dal punto di vista del mercato elettrico, come dimostra l’elevato grado di penetrazione del libero (72% delle unità e 96% dei consumi).
Per quel che concerne la natura dei corrispettivi negoziati sul mercato libero si evince una lieve preferenza per il prezzo indicizzato (45%) su quello fisso (39%), mentre solo un più modesto 16% del mercato provinciale ha sottoscritto un contratto con prezzo dell’energia a sconto sulle condizioni economiche stabilite dall’AEEG per il mercato tutelato. Riguardo all’articolazione dei corrispettivi per fascia oraria, si rileva una distribuzione concentrata sul prezzo multiorario (61%), equivalente al 78% dei volumi complessivi campionati. Il 39% delle imprese viterbesi ha inoltre sottoscritto un contratto di durata annuale, ma risultano diffuse anche le forniture a 24 mesi (29%) ed oltre 24 mesi (32%).
L’indagine ha permesso di verificare il canale con cui le imprese sono venute a conoscenza dell’offerta commerciale effettivamente sottoscritta: quasi l’80% delle imprese è stata contattata da un agente commerciale del fornitore con cui ha poi sottoscritto il contratto, mentre il restante 20% si suddivide tra il passaparola e altri canali non convenzionali. Non sembrano invece aver trovato alcuna efficacia il canale telematico (internet) e dei media (pubblicità).
In merito al grado di attenzione riservato al confronto tra le diverse offerte commerciali, un’impresa su due valuta almeno due offerte, mentre il 23% del campione si limita a prendere in considerazione l’unica offerta effettivamente sottoscritta. Sotto il profilo dei consumo, si assiste ad una polarizzazione di comportamento: le imprese del campione che dichiarano di considerare una sola proposta prelevano solo il 2% dei consumi totali, mentre il 26% delle imprese che pone a confronto oltre tre proposte registra volumi complessivi pari al 64% dell’aggregato provinciale. Sono dunque i consumatori energivori a rivolgere maggiore attenzione alla valutazione delle offerte commerciali,
anche se si segnalano casi di imprese molto accorte tra i consumatori non energivori. E’ evidente però che rimangono ampi margini di miglioramento nell’approccio al mercato libero da parte delle imprese viterbesi.
Per quanto riguarda la percezione del servizio presso le imprese le risposte sono contrastanti: il 34% delle imprese si dichiara soddisfatto della fornitura attuale, ma vi sono anche utenze che lamentano un aumento dei costi, scarsa trasparenza dei documenti di fatturazione e maggiori disservizi della fornitura. La prospettiva di un risparmio sul costo della bolletta rappresenta il driver principale
(85%) per cambiare fornitore. Tuttavia, più di un’impresa su tre effettuerebbe il passaggio solo per un risparmio di almeno il 15% sul costo della bolletta, mentre un altro 15% dichiara disponibilità per un risparmio di almeno il 10%: si tratta di misure di risparmio molto distanti dalle attuali evidenze di mercato. Infine il 25% delle imprese cambierebbe fornitore indipendentemente dall’ammontare dello sconto, segnalando un’elasticità al prezzo estremamente elevata.
Ufficio Statistica
Resp. Francesco Monzillo
Paola Cuzzocrea Tel. 0746.1898248
Federica Chiarioni Tel. 0746.1898244
Sara Proietti Tel. 0761.234424
statistica@rivt.camcom.it